Le Benducce
Agriturismo e Storia a Montalcino

stesura dell'atto

La vigna del padre Felice

 

Il 19 agosto 1622 Aurelio da Castiglion Fiorentino priore del convento degli Agostiniani apriva la riunione del capitolo dei frati leggendo una memoria consegnatagli dal p. Felice di Zaccaria confratello del convento. Nella memoria il p. Felice si riferiva alla donazione di una «vigna, situata alle Benducce dal fosso in qua», fatta con una scrittura privata anni addietro e sottoscritta da lui e dal suo nipote Camillo figlio di Esitante. Ora il padre esigeva dal convento, come affermava il priore Aurelio, «che li padri non avessero a dimandare cosa nissuna alli nipoti di detto baccelliere et cedere le pretentioni che il convento havesse o potesse havere in quell’altra vigna attaccata alla sopradetta, che fusse stata compra dal sopradetto baccelliere per il suo nipote  et ancora nella casa testata  da sua sorella che dal detto padre sia stata riscossa e in qual si voglia altro benefitio fatto dal detto padre alli detti suoi nipoti».  

Il capitolo accetta tutto quanto esige il p. Felice. Della donazione della vigna al convento e della rinuncia del convento stesso ad ogni pretesa, che evidentemente in passato i padri avevano avanzato, sarà steso un «pubblico istrumento» che assicurerà la proprietà ai padri e nel quale sarà compreso il riconoscimento al padre Felice il godimento dell’usufrutto della vigna.

Quest’ultimo aspetto sembra rimandare alla pratica della riserva dell’usufrutto frequente, fin dal medioevo, quando il beneficiato è un ente religioso per il vantaggio che in tal caso comportava l’esenzione fiscale del bene. Ciò che interessa sottolineare è il particolare che la vigna donata dal p. Felice era  confinante con  altra vigna da lui posseduta e quindi le due vigne si aggiungevano ad una terza che il convento possedeva già nella sua proprietà.

 

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