Le Benducce
Agriturismo e Storia a Montalcino

dicembre 1779

Le tese della ragnaia

 

Nella seconda metà del Settecento esisteva prossima al fosso de Le Benducce una ragnaia per la caccia agli uccelli. Era a un tiro di schioppo dalla casa, sul lato di mezzogiorno. simile a quella del Grazzini «posta in una valletta tanto amena / che d’ogni tempo d’uccelletti è piena» o a quella del Vasari «con viti d’uva agrestina, minuta, rossiccia, che amano assai gli uccelli».

Da tempo la ragnaia per le tese delle reti da uccelli era riservata alla discrezione del padre priore. Ma nel 1779 il convento, che attraversava una crisi economica, è sollecitato dai Definitori della provincia toscana degli Agostiniani, a prendere misure di spending review, potremmo dire, quali il razionamento della legna per riscaldarsi, il risparmio nell’uso di cavalli, la limitazione dell’acquisto di farmaci a spese del convento di cui si faceva un «abuso intollerabile».  Oltre a tali misure  è ordinato ai padri di trarre qualche guadagno concedendo in affitto triennale la "ragnaia delle Benducce”, privilegiando però nella concessione un religioso del convento in caso di pari prezzo dell’offerta.

Il primo dicembre di quell’anno il priore Niccolò Sozzini nel capitolo del convento interpella i padri sulla disponibilità a prendere in affitto la ragnaia al prezzo di lire 18 annue. C’è infatti una persona esterna al convento pronta all’affitto. Un religioso si mostra disponibile, solo però dopo aver fatto i suoi conti. Il priore spazientito rifiuta di soprassedere nella decisione perché già da giorni della cosa se ne parla. Così la ragnaia con le sue tese è attribuita al canonico della  cattedrale Carlantono Tamanti. Il giorno successivo però il capitolo è informato dal priore che il Tamanti ha sottoscritto l’atto di rinuncia alla ragnaia a favore del padre che nel frattempo aveva fatto i suoi conti. Così per «quell’atto di mera generosità» del Tamanti la tesa è attribuita subito e alle stesse condizioni al padre Tommaso Angelini. Il boschetto, passato come sappiamo con il podere al Seminario vescovile, andrà infine con l’incanto del 1868 al montalcinese Antimo Pescatori.

 

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